(1)
In macchina, mentre mia sorella guida, guardo una vecchia tutta agghindata andare in bicicletta.
Avete mai notato lo sguardo che hanno i vecchi quando vanno in bicicletta? Il terrore si legge loro negli occhi.
Più vecchi sono, più sanno che una mossa falsa ed è finita: cadi dalla bici e se non muori sul colpo ti rompi un femore, e se ti rompi un femore da vecchio sei morto o diventi scemo. Io non l’ho capito il collegamento tra il rompersi un femore e il diventare scemi, ma sembra un equazione geriatrica inconfutabile.
Mentre mia sorella mi accompagnava in stazione e mi raccontava qualcosa che ora non saprei riportarvi (ma che sono sicuro fosse di vitale importanza) nella mia testa si susseguivano la bici, la vecchia il femore e l’equazione…
(2)
Sul treno ho una fame da lupi ma il gusto con il quale la grassona di fronte a me azzanna quel panino indifeso mi disgusta a tal punto che decido di non mangiare mai più in pubblico. Nemmeno la carta argentata che avvolge quel panino odoroso riesce a contenere la frana di molliche che cadono dalla sua bocca incorniciata da un bel rossetto rosso fuoco. Finito di mangiare non riesco a non farmi infastidire anche dal fatto che tira fuori un romanzo Harmony e si mette a leggerlo.
Le copertine dei romanzi Harmony sono pressochè tutte uguali.
I sogetti sono sempre due, un maschio e una femmina, l’eta è sempre quella, tra i 28 e i 35.
Le espressioni anch’esse due, immensamente felici o immensamente tormentati.
Le pose ancora due: avvinghiati come due polipi o separati loro malgrado da quanto destino crudele possa essere contenuto in una pagina di copertina dai colori scadenti.
(3)
Arrivato a Torino sto per scendere e una 41enne dalle tette che stanno su solo grazie alla fede, dice ad alta voce passandomi davanti ” ma non si usa più essere cavalieri e dare la precedenza alle donne?”, guardando avanti ma riferendosi a me dato che nella foga di fottermi il posto, la mia valigia urta la sua e in questo gesto lei vede arroganza e maleducazione. Da parte mia, ovvio.
Io le dico che gli uomini erono cavalieri quando le donne erano dame, e qualcuno si fa una risatina ma lei no.
(4)
Una ragazza con una treccia lunghissima cammina davanti a me con dei pantaloni larghi e una maglietta di lana leggera, e io penso che è bellissima e che dio l’ha mandata per ricordarmi quanto possiate essere leggere e piacevoli, e per invitarmi a rivedere la sentenza che a fine giornata avrei espresso su di voi.
(5)
Peccato per quello sciame di ragazzine truccate e dagli abiti griffati che mi passa accanto.
Penso che dev’essere dura per quel tipo di donna, mettersi la mattina davanti allo specchio e nascondersi nel fondotinta e nel trucco, e poi la sera nello stesso bagno tirare giu la maschera come se la propria faccia fosse un segreto da custodire. Secondo me non fa bene alla psiche.
Fatto sta che le ragazzine mi danno l’imperssione di non farsi mai sfiorare da simili pensieri e ostentano la loro presunta sensualità guardando quella con le trecce. E una di loro bisbiglia un “ma l’hai vista quella”.
Ringrazio dio per il tentativo di prima ma per oggi, per quanto mi riguarda, non avete speranza.
Le ragazzine passano ad una ad una ed io vedo tra di loro la grassona con il rossetto rosso, la acida quarant’enne che esigerà da te rispetto per il solo fatto che possiede una figa, e la vecchia dallo sguardo terrorizzato che sfida la sorte facendo la spesa in bicicletta (quest’ultima in realtà mi fa solo tenerezza).
Certe donne verranno punite dal tempo, ma non queste.
Queste sono convinte che quando sarà il momento, armate di una siringa e 5 cc di botulino, lo affronteranno a dovere.
Qualcuno mi salvi da me stesso e dalla mia asprezza.
Fuori piove, cazzo.













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