
Non so voi, ma io ogni tanto mi faccio delle domande.
Non so voi, ma io ogni tanto provo anche a darmi delle risposte.
Non so le vostre di risposte, ma le mie solitamente invece di chiudere un interrogativo aprono un numero imprecisato di “sotto interrogativi”, dando il via ad un dibattito tra me e me che spesso scade nel cattivo gusto e nel turpiloquio, roba che manco negli sterili dibattiti a Buona Domenica condotti da Paola Perego in minigonna*, riuscireste a sentire.
Una delle domande che puntualmente mi faccio è: che cazzo ne stai facendo della tua vita, Scatterè?
Voi ve la fate sta domanda?
Ah, voi siete state già facendo quello che volevate?
Che culo.
Ma vale la pena voler fare qualcosa in particolare nella vita? O piuttosto è meglio fare quello che ci capita, senza impostarsi la vita in una determinata maniera per poi sbattere il muso contro eventuali scottature, rinunce e insoddisfazioni che sono sempre dietro l’angolo ad aspettarci col sorriso sulla bocca?
Ma sopratutto, qualunque sia la nostra scelta, cambia davvero qualcosa?
Immaginiamoci due ipotesi, la prima quella della vita programmata e la seconda, della vita a cazzo di cane (“principe, la corona…”):
Il bivio di solito comincia alla fine delle scuole dell’obbligo. Giusto?
Sbagliato.
Il bivio comincia in tempi non sospetti, già nel periodo delle scuole elementari.
Ipotesi A: VITA PROGRAMMATA
Se hai dei genitori premurosi e attenti ai tuoi bisogni (futuri e non reali), ti rovinano l’infanzia com’ è giusto che sia, iniziando a prepararti alla vita impedendoti di fatto di viverla, costringendoti a frequentare attività extrascolastiche, ripetizioni, imparare almeno altre due lingue.
- Ma mammina, c’è Gualtiero al citofono che mi sta invitando ad andare a giocare con le miccette…
- NO, studia, vedrai quando sarai grande e dovrai trovarti un lavoro… mi ringrazierai!
Il fortunato bimbo crescerà tra le quattro pareti di casa sua, con una mamma premuraso che gli porterà il succo di frutta biologico e la merendina senza grassi aggiunti, mentre studia le declinazioni latine, coltivando istinti matricidi e nascondendo i lividi sotto la maglietta che i compagnetti a scuola gli hanno fatto ricoprendolo di insulti ed epiteti quali “mammone” “secchione” “bamboccio della maestra”.
Il bambino cresce disturbato e anche col complesso di avercelo piccolo, si laurea a pieni voti, comincia il lavoro che il papà ingegnere aveva gia in serbo per lui, diventa ricco, si fa una famiglia, c’ha due macchine una moto e una moglie che gli fa le corna con l’idraulico, invecchia va in pensione e muore.
FINE
Ipotesi B: VITA A CAZZO DI CANE
Il bambino è intelligente ma non si applica: ci credo io, applicati tu quando mentre studi davanti alle puntate di Holly e Benji, il vicino di casa entra dalla finestra di camera tua per sfidarti ad una battaglia con i fucili ad elastici (quelli fatti con una canna o un bastoncino di legno per la struttura, un elastico che fa da proiettile e una molletta per stendere i panni come grilletto). Prima di uscire, lasciando l’impero romano al suo destino, intorno a pagina 459, urla qualcosa di simile ad un “mamma li compiti i faccio dopooo”.
Il bimbo cresce prendendo in giro e malmenando il figlio di papà dell’ipotesi A. Lascia intorno al terzo anno di ragioneria per andare a tentar fortuna con i suoi amici con i quali suona da sempre, fino a quando la band si scioglie a causa dell’arresto del batterista. A trent’anni comincia l’attività di idraulico, si sposa con una laureata al dams, e ogni tanto si scopa le mogli degli ingegneri (perchè ce l’hanno piccolo). Nasce un figlio particolarmente bello, lo sfrutta vendendo la sua immagine ad una ditta che pubblicizza pannolini, diventa ricco, invecchia e muore.
FINE
Come vedete, alla fine della fiera, il risultato potrebbe essere uguale, con varianti nel percorso non necessariamente peggiori o migliori. Certo ci sono milioni di possibilità ed è impossibile valutarle tutte in un post. Ma alla fine, proprio perchè le possibilità sono milioni, è impossibile stabilire come ti andrà nella vita: ti andrà come andrà, magari quello a cui ambisci ti darà soddisfazioni, o magari ti creerà soltanto frustrazioni impedendoti, di fatto, di godertela. Una cosa è certa: invecchierai e morirai.
In virtù di quanto detto, oggi ho tirato le somme e il risultato che or avado ad esporvi, l’ho ottenuto grazie al seguente procedimento:
Ho sommato gli anni di fancazzismo, con quelli in cui mi sono impegnato e ho studiato avendo in mente un obbiettivo. Ho aggiunto il numero di soldi guadagnati facendo quello che ho imparato a fare studiando quello che ho studiato, sottraendolo ai soldi che invece ho perso in spostamenti, vitto e alloggio, utilizzati per fare quello che ho imparato a fare studiando quello che ho studiato. Alla somma ho aggiunto il numero di volte in cui ho fatto sesso (non da solo) mentre facevo quello che stavo facendo grazie al fatto che avevo studiato quello che ho studiato per fare quello che volevo fare.
Considerando che ora non sto facendo quello per cui ho studiato ne tantomento quello che facevo quando non studiavo preoccupandomi del fatto che non stavo studiando per fare in futuro quello che avrei di fatto voluto fare, ho pensato un numero a caso e l’ho diviso per due, aggiungendo alla fine il numero 69, perchè mi sta simpatico.
Il risultato, che va considerato come risposta alla domanda “che farai nella vita?” è
31,12
Perfavore, non chiedetemi altro, per oggi ho già dato.
*Perchè ho specificato “in minigonna”? Dovete sapere che ho un lettore, a questo punto presumo sia sempre lo stesso, che puntualmente arriva nelle pagine del mio blog cercando “le gambe di Paola Perego”. Ecco, è un sentito omaggio al fedele pippaiolo.)
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